PROMETEO – oltre il fuoco

IDEAZIONE E COREOGRAFIA Patricia Apergi, Raphael Bianco, Marco Chenevier, Salvatore Romania
ASSISTENTI ALLA COREOGRAFIA Eva Georgitsopoulou, Laura Odierna, Elena Rolla
MAITRE DE BALLET Vincenzo Galano
MUSICHE Gravitysays_i, György Kurtág, Godspeed You Black Emperor, Trigg & Gustet
LUCI Enzo Galia, Sancio Sangiorgi
COSTUMI Born in Berlin, Raphael Bianco, Melissa Boltri
DANZATORI 8
DURATA 1.15 h

Produzione commissionata da Raphael Bianco a tre coreografi di forte impronta contemporanea: Patricia Apergi, Salvatore Romania e Marco Chenevier. “Prometeo – oltre il fuoco” è la terza tappa della Trilogia della Civiltà, concepita da Raphael Bianco, ed è stata preceduta da due creazioni (Orlando e Faust) ad opera dello stesso coreografo che, a questa occasione, riserva soltanto un breve pezzo.
Il tema dello spettacolo è Prometeo, declinato al suo valore simbolico, archetipico e sociale con tutte le relative riflessioni estetiche, etiche e sociali su cui si incentrano i differenti lavori dei coreografi. Dalla contemporaneità arrabbiata di Patricia Apergi, coreografa greca dal segno forte e politico, alla grande energia di Salvatore Romania, alle contaminazioni coreutico teatrali di Marco Chenevier e alla visione di Raphael Bianco.

 

PROMETHEUS AND THE REBELS OF TODAY
COREOGRAFIA Patricia Apergi

Ispirata al mito di Prometeo, quest’opera ha come tema centrale il sacrificio che si sintetizza su temi di politica contemporanea e di poesia. Ha origine da radici mitologiche, ma danza su necessità e preoccupazioni contemporanee. Chi sono i ribelli di oggi? Quando un’azione ci rende eroi? Dove è nascosta la speranza? Qual è il prezzo da pagare per sognare, dare o condividere? Come posso trasformare un atto di generosità in un futuro migliore? La narrazione del noto poema si trasforma in un tema vitale per la stabilità della democrazia. Il fuoco è il simbolo. Il calore è l’obiettivo. La scelta è l’arma. Gli strumenti della composizione passano attraverso un’atmosfera densa di contrasti, calma, violenza e ripetizione. La storia è frammentata. Rinata dalla memoria collettiva, come una nostra eredità culturale. Parla per scelte, visioni e sogni. Riflette l’ideale. Rifiuta il sé e costruisce la poetica.

 

STEEL ORCHID – il fuoco liberato
COREOGRAFIA Raphael Bianco

“Ho voluto condividere, con alcuni colleghi che stimo, una riflessione sul mito di Prometeo , in questo terzo e ultimo capitolo del mio progetto Trilogia della Civiltà (che già ha visto esplorati i personaggi di Orlando e Faust). Per quanto mi riguarda molte sono le domande e i pensieri. Chi è Prometeo oggi, qual è il peso della scelta di ribellarsi mettendo a repentaglio la propria vita e quella di chi ci sta vicino, immolarsi per una causa è già una vittoria? Voglio riflettere sul percorso di una scelta di ribellione sino al suo esito più estremo, non tanto per descriverne la realtà della superficie, ma per scandagliare in profondità i misteriosi, contrastanti  e irreversibili moti dell’anima di chi offre la propria vita per liberare la collettività. Molti sono i personaggi che incarnano il Prometeo moderno, da Gandhi a Martin Luther King, ma per questo lavoro mi ha ispirato una donna: Aung San Suu Kyi, leader birmana per la resistenza non violenta contro il regime militare che opprimeva il suo paese e il cui soprannome è: Steel orchid– orchidea d’acciaio. Prometeo è un corpo di donna che si fa canto, un mantra per la libertà, sussurrato e declinato con passione, leggerezza e ferma determinazione. Il fuoco non è rubato ma liberato contro ogni forma di oppressione: in nome della civiltà, della pace e della giustizia”.  

(Raphael Bianco)

 

LE LABBRA DI PROMETEO
COREOGRAFIA Marco Chenevier

“Ho cercato di individuarne i tratti fondanti, privi dei meccanismi tragici (soprattutto della ricerca del capro espiatorio), solo per poter ancora una volta storpiare il suono di queste parole perdute. Ho quindi creato un’accumulazione di icone fino ad arrivare a dei veri e propri gruppi scultorei, ispirati dall’iconografia greco-latina, trasformando il movimento in icona. L’accumulazione si completa con un paesaggio corale in cui il meccanismo del capro espiatorio tragico viene ricordato con la sequenza di due assoli femminili, composti sulla variazione musicale del brano in cui appare una pulsazione che ricorda fortemente una processione, una marcia o la preparazione di un rituale religioso. Il fuoco che ne scaturisce nella scena successiva si posa ancora una volta sulla drammaturgia della traccia sonora per i due quadri finali. La sequenza evolve sino a costituire le ultime icone corali, nella scena bianca, come un set fotografico, acquistando allora il senso che all’inizio poteva essere in contrasto con le proposte formali, andando a chiudere il cerchio proprio con delle icone fotografiche, nude e sovversive, recuperando il primo spirito del Vogguing e la sua portata critica.

( Marco Chenevier)

 

PROMETEO
COREOGRAFIA Salvatore Romania

I miti dell’antichità hanno e sempre avranno qualcosa da insegnare, anche all’uomo della post-modernità. Forse o soprattutto all’uomo della post-modernità, smarrito in uno spazio infinito dove labirinti di immagini, messaggi, stimoli, spot pubblicitari e merci da acquistare come imperativi assoluti si avvicendano senza sosta, lasciandolo spesso confuso e alla ricerca di una identità forte e solida, di una strada certa da seguire. Come Zeus nel racconto mitico, oggi, il potere decisionale, finanziario ed economico, vuol togliere il fuoco agli uomini condannandoli ad una sorte di caduta verso l’animalità. l’individuo totalmente annichilito, flagellato dai proprie paure, sembra smarrito come un naufrago disperso nel grande mare globale. Esso necessita, forse, di un nuovo umanesimo, di un risveglio, di un rinnovato fervore che lo motivi consapevolmente della posizione privilegiata dell’uomo nel mondo della natura.

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